Zerman, un Paese... e la sua storia

Zerman

Zerman è una frazione del comune di Mogliano Veneto.
Costituisce inoltre una delle nove circoscrizioni del comune (quartiere 2 - Zerman).

Storia

L'origine del nome

Il paese trarrebbe il nome dalla sua chiesa: essa era infatti detta S. Elena de Zermanis per distinguerla dalla vicina S. Elena super Silerem che si trova a Sant'Elena di Silea; l'appellativo de Zermanis le deriva dal fatto che si trovava sotto la giurisdizione Collalto, nobili di origine germanica.

Altre ipotesi lo fanno più antico, ritenendolo un prediale legato a un Germanius (praedium Germanianum), oppure riferito ad un ospizio per genti di origine germanica (Germanorum mansio).

Monumenti e luoghi d'interesse

La parrocchiale

Intitolata a Sant'Elena Imperatrice, la chiesa di Zerman è una parrocchiale dipendente dalla diocesi di Treviso, vicariato di Mogliano Veneto.

La sua storia è stata a lungo legata alla pieve di Casale sul Sile, di cui ha costituito una cappella.

L'edificio ha assunto le forme attuali nel 1895, quando l'allora parroco don Domenico Scabello dette nel 1870 l'incarico all'architetto Giuseppe Segusini di progettare una nuova chiesa.
La facciata si caratterizza per l'ampio pronao abbellito da due colonne ioniche e culminante con un timpano a tutto sesto; al corpo centrale sono affiancate due ali culminanti con due quarti di cerchio. Sulle sommità del timpano e dei quarti vi sono degli ornamenti in ferro battuto.
Sulla facciata sussiste, un affresco della patrona attribuito alla scuola del Veronese, se non al Veronese stesso.

Presso il sagrato, il 10 aprile1827, fu eretta una colonna romana sulla quale venne posta una statuetta della patrona. Questo spazio era in passato utilizzato come cimitero, al quale è legata una curiosa vicenda: verso la fine del XVI secolo fu teatro di una rissa che vide la morte di un uomo; benchè il camposanto fosse stato riconsacrato, per diverso tempo la comunità, molto turbata, non volle seppellirvi i propri morti, tant'è che il vescovo di Treviso, mentre effettuava una visita pastorale, constatò la presenza di alcune bare nascoste nella chiesa, alcune con persone morte da mesi.

L'opera più pregevole degli interni è sicuramente la pala dell'altar maggiore: una Madonna con Bambino e santi opera di Palma il Vecchio. Sugli altari laterali si hanno, a sinistra, una Madonna del Parto attribuita a Carletto Caliari, figlio del Veronese, e, a destra, un Sant'Antonio di ignoto. Sconosciuti anche gli autori degli altri due dipinti della navata destra, un Martirio di san Sebastiano e una Madonna del Rosario. Nei pressi dell'ingresso è collocata una terracotta smaltata che rappresenta una Madonna con Bambino.

Degni di nota sono anche due stendardi dipinti ad olio su tela. Il primo, di scuola romana, risale al XVI secolo raffigura due Scene della vita di Sant'Elena. Il secondo, di scuola veneziana, è del XVIII secolo, mostra una Madonna con Bambino e san Domenico.

L'organo Mascioni fu tra i primi in Italia a trasmissione elettrica.

Un accenno merita anche l'antica casa canonica, costruita probabilmente quando la chiesa Zerman fu eretta a parrocchia, nel 1596.

I capitelli

In paese sorgono due preziosi capitelli votivi del XVI secolo.

Il primo, in via Preganziol, è dedicato alla Madonna di Loreto e riporta sulle pareti laterali interne San Francesco e San Carlo; gli affreschi sono attribuiti - con qualche riserva - alla scuola di Paolo Veronese (1528-1588). All'esterno, una Crocifissione che il tempo ha parzialmente cancellato

Il secondo, dietro la parrocchiale, conserva una "Deposizione" ritenuta dagli esperti opera di Paolo Veronese, anzi il meglio di quello che egli ha lasciato a Zerman. L'affresco merita un intervento di conservazione prima che questo scompaia del tutto. I danni del tempo sono pesanti, pure lievi sono le tracce dell'ultimo restauro. Le figure poste sulle altre pareti interne sono opera di un pittore alquanto mediocre. Secondo la tradizione pure del Veronese erano le pitture delle pareti esterne di questa edicoletta, purtroppo molto danneggiate e visibili solo a tratti.

Le ville venete

Villa Condulmer

Sita in via Preganziol, si tratta di una grande e magnifica villa, costruita nel 1743 dalla Famiglia Condulmer, a pianta rettangolare fiancheggiata da due barchesse, forse ricavata da un monastero soppresso.
L'edificio è attualmente sede di un rinomato hotel. L'allora presidente degli Stati Uniti d'America, Ronald Regan, nel 1987, in occasione della riunione del G7 a Venezia, scelse Villa Condulmer per soggiornarvi con la consorte. Giuseppe Verdi lo anticipò nel 1853, per riprendersi dall'insuccesso alla prima de "La Traviata" presentata al teatro "La Fenice" di Venezia.
Eugenio Moretti Larese (1822-1874) dipinse nel salone centrale 8 pregevoli opere. All'esterno un magnifico parco, progettato dall'architetto bresciano Sebatoni.

Villa Monti

Detta anche "casa Bonaventura", sita in via della Croce, ma difficile scorgerla dalla strada perchè sorge alla fine di un lungo viale d'accesso. Inoltre, appartenendo oggi allo stesso complesso alberghiero, è stata pressochè inglobata dal campo da golf di villa Condulmer.

Il piccolo edificio, settecentesco, rivolge a sud la facciata principale che segue il tipico schema simmetrico tripartito con le aperture più ricche disposte lungo l'asse.

Ai primi due livelli si aggiunge poi un frontone rialzato e coronato da un timpano. Nel complesso si tratta di una costruzione estremamente semplice, sia nelle linee, sia nei materiali utilizzati (le poche decorazioni aggettanti sono in pietra).

A fianco si trova un rustico di più recente costruzione.

La villa è sempre stata legata alla vicina villa Condulmer ed ai suoi proprietari: nell'Ottocento era dei Grassi; ai primi del Novecento fu dei Motta e poi dei Monti.

Villa Francesconi

Ancora in via della Croce, vincolata dal 1966, comprende la casa domenicale, due barchesse arretrate ai lati, l'oratorio privato e altri edifici più recenti. Il frazionamento della proprietà ha portato ad uno snaturamento del complesso, per cui è oggi difficile averne una visione unitaria.

Di origine settecentesche (ma il Mazzotti la fa più tarda), la casa domenicale ha linee molto semplici e prive di elementi notevoli. Le finestre sono tutte quadrangolari, ornate al piano nobile da cornici aggettanti, salvo quella centrale che è coronata da un timpano. La tipica tripartizione della facciata si interrompe al terzo livello, il piano attico, in quanto lungo l'asse non si trova un'apertura, ma un pieno.

Il parco davanti al complesso, oggi in condizioni mediocri, era un tempo delimitato da un filare di pioppi neri dei quali restano solo alcuni esemplari.

La villa appartenne agli Antonini (in questo periodo ospitò Josef Radetzky, amico di famiglia) e, dal 1874, ai Bane. Passò per eredità ai Francesconi, dal 1966 fu dei Michielan e quindi dei Graziusso. Durante la Grande Guerra vi fu installato un ospedale della Terza Armata.

Villa Da Riva

Originaria del XVI secolo, sorge di fronte alla chiesa, in via della Chiesa.

E' stata di recente sottoposta a un accurato restauro che ha recuperato gli affreschi che arricchiscono la facciata ed il salone centrale (questi ultimi erano coperti da dipinti più tardi di Costantino Cedini). Le opere sono state attribuite al Veronese, che avrebbe soggiornato nella villa lasciando, inoltre, i dipinti che ornano la parrocchiale e i capitelli del paese.

Di Andrea Urbani sarebbero invece gli stucchi colorati degli altri ambienti interni.

Casa Zanardo

Questa vecchia costruzione, sita in via Sant'Elena, era parte della scomparsa villa Vitturi, demolita tra la fine del XVIII e gli inizi del XIX secolo. Sulla facciata dell'attuale edificio si nota un affresco rappresentante uno stemma gentilizio, forse l'arma del conte Giulay, proprietario della vicina villa Da Riva. Il portico dell'edificio aveva quattro arcate, di cui tre ancora visibili, divise da lesene che raggiungono la cornice sottostante il tetto.

Villa Braida

Non è propriamente una villa veneta, in quanto è relativamente tarda, innalzata negli anni 1820. A tre piani, è affiancata da due barchesse.

L'edificio fu commissionato da Giovanni Braida, il cui figlio Tito fu tra i fondatori della SADE, mentre il nipote Nicola ne divenne pure dirigente. La villa, cui poi furono annesse una fabbrica di colori, una cartiera e una piccola fonderia, passò al comandante Giuseppe Cutrone, a Luigi Mastea e agli Ancilotto. Ridotta così a semplice azienda agricola, privata del parco e degli arredi esterni, è stata recuperata quando è divenuta un albergo negli anni '90.

Villa Bonfadini

Si trova in via Bonfadini e pure questa risale alla prima metà dell'Ottocento. Presenta sulla facciata un balconcino con timpano e finestre sormontate da cornici; tra il piano terra ed il primo piano vi è una fascia marcapiano. A sinistra vi è la barchessa con arcate in parte chiuse da vetri.

Costruita forse dai veneziani Bonfadini, fu acquistata poi da Costante Gris e quindi dai Bolzanello.

Il Territorio

Dista circa 3,5 km dal centro Mogliano, occupando la porzione nord-orientale del territorio comunale. La zona, con altitudini che variano dai 4 agli 8 m s.l.m., è attraversata da alcuni modesti corsi d'acqua che sono, da nord a sud, lo scolo Serva, lo scolo Servetta e il rio Zermanson, il primo affluente del Sile, gli altri dello Zero.

Negli ultimi anni il territorio è stato pesantemente interessato dalla nuova viabilità prevista per alleggerire il traffico dalla Tangenziale di Mestre. Oltre al casello autostradale Mogliano Veneto sulla A27, si è aggiunto il Passante Autostradale che per un ampio tratto interessa il paese di Zerman, ed il nuovo casello autostradale Preganziol sul Passante stesso, anch'esso poco distante dal centro.

Il Centro Sportivo Polifunzionale

Ultimato nel 1987 a poche centinaia di metri dal centro del paese, immerso nel verde, troviamo il centro sportivo di Zerman con annessi impianti sportivi per il calcio, il basket, la pallavolo, il calcetto, giochi per bambini, e un'ampia sala conferenze. Tutte le strutture, di proprietà del Comune, sono ad uso della cittadinanza ed è proprio l'associazionismo di base, molto vivo a Zerman, che ne cura l'impiego e la valorizzazione costante nel tempo.

Fonte Wikipedia 2016.